<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Renato di Tirano</title>
	<atom:link href="http://renato.soltoggio.net/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://renato.soltoggio.net</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 26 Dec 2011 15:08:21 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3</generator>
		<item>
		<title>ECO delle Valli Articoli pubblicati dal 1996 al 1998</title>
		<link>http://renato.soltoggio.net/personaggi-dellarchivio-arcari/</link>
		<comments>http://renato.soltoggio.net/personaggi-dellarchivio-arcari/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Dec 2010 00:03:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Soltoggio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eco delle Valli - Personaggi dell'archivio Arcari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://renato.soltoggio.net/blog/?page_id=83</guid>
		<description><![CDATA[ILLUSTRI PERSONAGGI DELL&#8217;ARCHIVIO ARCARI Articolo pubblico il 29/11/1996 Maria Pievani e Paolo Arcari il giorno delle nozze  28 dicembre 1902 Sono passati 25 anni da quando la signora Maria Pievani vedova Arcari donò al Comune di Tirano la sua antica &#8230; <a href="http://renato.soltoggio.net/personaggi-dellarchivio-arcari/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ILLUSTRI PERSONAGGI DELL&#8217;ARCHIVIO ARCARI</p>
<p>Articolo pubblico il 29/11/1996</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://renato.soltoggio.net/blog/wp-content/uploads/2010/11/Arcari-nozze1.jpg"></a><a href="http://renato.soltoggio.net/blog/wp-content/uploads/2010/11/Arcari-nozze2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-112" title="Arcari nozze" src="http://renato.soltoggio.net/blog/wp-content/uploads/2010/11/Arcari-nozze2-300x239.jpg" alt="" width="300" height="239" /></a><br />
Maria Pievani e Paolo Arcari il giorno delle nozze  28 dicembre 1902</p>
<p>Sono passati 25 anni da quando la signora Maria Pievani vedova Arcari donò al Comune di Tirano la sua antica casa nobiliare con il patrimonio librario del professor Paolo Arcari che fu docente di letteratura italiana all&#8217;Università di Friburgo.</p>
<p>La biblioteca, nel suo complesso, è nota ed apprezzata ma pochi conoscono il grande valore storico e letterario di un suo particolare fondo: l&#8217;archivio epistolare del professor Arcari.</p>
<p>E&#8217; un fondo immenso che comprende circa 18.000 documenti, tra lettere e cartoline, scritti tra il 1898 e il 1955 da letterati, critici, romanzieri, poeti, direttori di giornali, ma anche da personaggi illustri del mondo politico e sociale per un totale di 3.600 corrispondenti diversi.</p>
<p>Il materiale, fonte preziosa e oggetto in se stesso di alcune tesi di laurea, è stato in alcuni suoi aspetti approfonditamente studiato da professori universitari (cito al esempio il prof.  Giuseppe Parlato docente all&#8217;Università &#8220;La Sapienza&#8221; e direttore della fondazione &#8220;Ugo Spirito&#8221;)</p>
<p>Pure, nonostante l&#8217;interessamento della Regione Lombardia che ne ha finanziato la schedatura computerizzata e la pubblicazione dei dati essenziali su &#8220;I Carteggi delle Biblioteche Lombarde Vol. II a cura di Vanna Salvadori &#8211; Editrice Bibliografica 1991, l&#8217;archivio è sconosciuto alla maggior parte degli studiosi e il suo materiale è quasi tutto inedito. Chi lo esamina, anche sommariamente, ne rimane attratto e affascinato. Provoca una certa emozione vedere la minuta grafia di Grazia Deledda, o leggere le sdegnate parole di Antonio Fogazzaro verso i critici che non apprezzano la sua opera, o esaminare le patetiche lettere di Salvatore Farina che chiede ad Arcari di raccomandarlo presso gli editori.</p>
<p>Anche se è noto il dissidio di Romolo Murri con la Santa Sede, fa impressione leggere le parole del combattivo prete: <em>&#8220;Caro Paolo la lotta contro di me in Italia ha raggiunto un grado di intensità che tu non puoi immaginare. Pio X è, ormai lo sanno tutti, contrario alla democrazia&#8230;&#8221;</em></p>
<p>Suscita curiosità vedere le lettere del &#8220;detenuto&#8221; Padre Davide Albertario scritte su moduli con stampato il regolamento carcerario.</p>
<p>Scorrono sotto gli occhi le firme, le confidenze, a volte i segreti di innumerevoli personaggi del tempo.</p>
<p>Nei documenti si trovano l&#8217;esuberante scrittura di Ada Negri, le poesie inedite di Giulio Bertoni, i ringraziamenti di Marino Moretti, la stupenda prosa di Diego Valeri, le parole di amicizia di Piero Bargellini, la stima per Arcari di Giuseppe Tonioli, le provocanti considerazioni di Guido da Verona, e così via.</p>
<p>Un interessante intreccio di relazioni culturali fra Italia e Svizzera e Francia emergono dalle letture di Francesco Chiesa, di Pierre Moreau, di Henri de Ziegler, di Giuseppe Motta, di Enrico Celio e in particolare di Giuseppe Zoppi che nell&#8217;arco di trent&#8217;anni scrive ad Arcari bel 150 lettere.</p>
<p>Ma oltre a notizie letterarie si trovano anche particolari di grande interesse storico, ad esempio sul nazionalismo e la Grande Guerra (Lettere di Corradini e  di Caroncini), sui problemi della cultura nel periodo fascista (Arrigo Solmi), e sulla Resistenza.</p>
<p>Numerosissime sono le lettere dei rifugiati in Svizzera. Per alcuni personaggi, ad esempio Padre David Maria Turoldo, l&#8217;epistolario è così ricco, con lunghissime lettere e profonde riflessioni e considerazioni, sia personali, sia sugli avvenimenti dell&#8217;epoca, da poter essere punto di riferimento per lo studio del pensiero e dell&#8217;opera del personaggio stesso.</p>
<p>Merita ripeterlo, è un archivio immenso, oltre alle lettere vi sono ben 3290 opere a stampa con dedica dell&#8217;autore o dell&#8217;editore, decine di migliaia di ritagli di giornali, centinaia di annate di riviste del Primo Novecento.</p>
<p>E a proposito delle riviste culturali e dell&#8217;editoria in generale va ricordata la fitta corrispondenza di Vincenzo Colonnello e di Ettore Cozzavi, fondatore e direttore della prestigiosa rivista &#8220;L&#8217;Eroica&#8221;</p>
<p>E&#8217; difficile rendere l&#8217;idea  di cosa sia l&#8217;archivio Arcari. Forse mi è di aiuto un giornale conservato nell&#8217;archivio stesso. &#8220;La Patria-Settimanale per gli italiani in Svizzera&#8221; Lugano 27 gennaio 1951. Piero Guzzetti sotto il titolo &#8220;Lettera a Paolo Arcari&#8221; scrive: &#8220;<em>&#8230;io penso a tutto il materiale che è andato verso la solatia casetta valtellinese, vorrei porvi mano, sfogliarlo, leggerlo, pubblicarlo, un foglio, una parola, una frase, una bellezza carpita qua e là nel giardino immenso e sempre misterioso della poesia; una massima di vita, il ricordo di un amico caro&#8221; </em>e rammenta come Arcari abbia definito il suo archivio a Tirano &#8220;<em>&#8230;tutto il materiale di 48 anni di lavoro&#8230;&#8221;</em></p>
<p><strong>Arcari </strong><strong>professore dimenticato. Resta il suo archivio</strong></p>
<p>Arcari, personaggio della letteratura italiana, storicamente minore, è stato dimenticato, e così il suo archivio. Non di meno, come lui in vita fu punto di riferimento nella vita letteraria del tempo, il suo archivio è preziosa fonte per lo studio di quel periodo.</p>
<p>Non solo tale archivio forma un vasto insieme di riferimenti bibliografici, di notizie sconosciute, ma da esso emergono molti aspetti della cultura italiana della prima metà del Novecento.</p>
<p>Nell&#8217;intento di suscitare maggior interesse per questo materiale riporterò sui prossimi numeri, per alcuni personaggi significativi, i dati essenziali relativi alla loro corrispondenza o, a titolo di esempio, qualche documento di particolare importanza.</p>
<p>Renato Soltoggio</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://renato.soltoggio.net/personaggi-dellarchivio-arcari/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>DON DAVIDE ALBERTARIO</title>
		<link>http://renato.soltoggio.net/don-davide-albertario/</link>
		<comments>http://renato.soltoggio.net/don-davide-albertario/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Dec 2010 23:27:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Soltoggio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eco delle Valli - Personaggi dell'archivio Arcari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://renato.soltoggio.net/?p=217</guid>
		<description><![CDATA[DON DAVIDE ALBERTARIO Pubblicato il 29/11/1996 La scelta di iniziare l&#8217;illustrazione dei personaggi dell&#8217;archivio Arcari con don Davide Albertario non è casuale , bensì dettata dal fatto che don Davide fu uno dei primi personaggi coi quali Arcari strinse legami &#8230; <a href="http://renato.soltoggio.net/don-davide-albertario/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>DON DAVIDE ALBERTARIO</strong></p>
<p>Pubblicato il 29/11/1996</p>
<p>La scelta di iniziare l&#8217;illustrazione dei personaggi dell&#8217;archivio Arcari con don Davide Albertario non è casuale , bensì dettata dal fatto che don Davide fu uno dei primi personaggi coi quali Arcari strinse legami di profonda amicizia e col quale ebbe affinità di intenti e di pensiero.</p>
<p>Arcari, fin dal 1897, a soli 18 anni, inizia l&#8217;attività giornalistica come redattore dell&#8217;Osservatore Cattolico, diretto da Filippo Meda. Qui conosce don  Albertario (1846-1902) e il gruppo dei cattolici revisionisti (Murri, Toniolo,Mauri, ecc).  Don Albertario, sacerdote di ardente fede, polemista impetuoso, predicatore, conferenziere intransigente contro il liberalismo cattolico, ferreo oppositore al divorzio, subì numerosi processi. Nel 1898 fu condannato a tre anni di carcere. Fu amnistiato un anno dopo.</p>
<p>Arcari, che si recò a ricevere l&#8217;amico all&#8217;uscita dal carcere, in una conferenza commemorativa tenuta a Novi Ligure il 15/10/1902, ricorda così il fatto: &#8220;<em>La mattina del 24 maggio 1899 io mi aggiravo per le vie oscure ed anguste di Finalborgo, attendendo le cinque, ora in cui il grande recluso doveva uscire dal carcere. Alle quattro e mezza fui introdotto negli anditi tristi della prigione </em>e <em>vidi don Albertario al di là dell&#8217;inferriata</em>, f<em>iero nella sua veste di prete</em> <em>come un fanciullo che sia per la prima volta vestito da uomo. Egli abbracciava l&#8217;inferriata con le sue mani possenti, quasi volesse frantumarla per uscire all&#8217;aperto. Finalmente suonarono le cinque. Eravamo due suoi nipoti ed io, ma don Davide non ci sorrise, non ci baciò, non ci strinse la mano, porse a me un telegramma e mi disse: và, Arcari. Quel telegramma era diretto al Papa e diceva: Esco dal carcere, invoco da Voi gli ordini per la battaglia&#8221;</em></p>
<p>Nell&#8217;archivio Arcari sono conservate cinque lettere di don Davide, due sono lunghissime, scritte dal carcere, su carta intestata della Casa di Reclusione, con riportato a stampa il regolamento relativo alla corrispondenza epistolare dei detenuti.  Le altre tre lettere sono del periodo successivo. Nell&#8217;ultima in data 20/06/1902, pochi mesi prima di morire, don Albertario dà consigli al giovane amico. In archivio si trovano inoltre numerosi ritagli di giornale riportanti le conferenze commemorative che Arcari tenne dopo la morte del suo &#8220;Maestro spirituale&#8221;. Di don Albertario è conservata in biblioteca la sua più nota opera: Un anno in carcere 2557 -Milano &#8211; Ufficio dell&#8217;Osservatore Cattolico 1900. La dedica autografa dice: &#8220;<em>Al caro Paolo Arcari, collega carissimo nella redazione del giornale e sul lavoro per la causa di Dio, in segno di stima, affetto, riconoscenza. Padre Davide Albertario &#8211; Milano, 6 luglio 1900</em></p>
<p>Renato Soltoggio</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://renato.soltoggio.net/don-davide-albertario/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>GIOVANNI BERTACCHI</title>
		<link>http://renato.soltoggio.net/giovanni-bertacchi/</link>
		<comments>http://renato.soltoggio.net/giovanni-bertacchi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Dec 2010 19:20:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Soltoggio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eco delle Valli - Personaggi dell'archivio Arcari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://renato.soltoggio.net/?p=231</guid>
		<description><![CDATA[Eco Delle Valli  02/05/1998 I PERSONAGGI DELL&#8217;ARCHIVIO ARCARI LETTERE DI BERTACCHI IN BIBLIOTECA L&#8217;ISPIRAZIONE DELLE NOSTRE MONTAGNE La ricca documentazione conservata comprende anche 15 lettere, alcune opere autografate e dei rari opuscoli di scritti minori del poeta Si levano, questi &#8230; <a href="http://renato.soltoggio.net/giovanni-bertacchi/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eco Delle Valli  02/05/1998</p>
<p><strong>I PERSONAGGI DELL&#8217;ARCHIVIO ARCARI</strong></p>
<p><strong>LETTERE DI BERTACCHI IN BIBLIOTECA</strong><br />
<strong>L&#8217;ISPIRAZIONE DELLE NOSTRE MONTAGNE</strong><br />
<strong>La ricca documentazione conservata comprende anche 15 lettere, alcune opere autografate e dei rari opuscoli di scritti minori del poeta</strong></p>
<p><strong> <a href="http://renato.soltoggio.net/blog/wp-content/uploads/2010/11/bertacchi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-116" title="bertacchi" src="http://renato.soltoggio.net/blog/wp-content/uploads/2010/11/bertacchi-215x300.jpg" alt="" width="215" height="300" /></a><br />
</strong></p>
<p>Si levano, questi canti, dai languori, dagli smarrimenti, dai fragili sogni della convalescenza. Reduce dall&#8217;austero limitare del silenzio &#8211; dall&#8217;ombra che gli fu così vicina &#8211; alle opere e ai doni della terra il Bertacchi è punto nel cuore da qualche delicato rammarico dell&#8217;esistenza anteriore. Pentimento non è, mancandone la materia, ma c&#8217;è tuttavia il senso della purificazione perché gli spiriti netti e probi sono severi verso se stessi inesorabili nell&#8217;additarsi le più ardue altezze morali. Forse il dolce linguaggio della fida terra gli giungeva men limpido un tempo in mezzo al calore del convito? Ora nelle prime passeggiate fuor dalla stanza dolorosa, dispiccando ad una ad una le more della siepe, si confronta e si rimprovera. <em>Tu che credesti già lieta fortuna/a lunghi sorsi spegner l&#8217;arsura&#8230;.</em></p>
<p>Così Paolo Arcari, sulla Gazzetta di Venezia del 24/12/1911 inizia il suo articolo di commento all&#8217;opera &#8220;A fior di silenzio&#8221; di Giovanni Bertacchi.</p>
<p>Arcari, grande estimatore del poeta valtellinese, aveva già scritto nel 1909 un articolo elogiativo su &#8220;L&#8217;Avvenire&#8221;. Bertacchi lo ringraziava con la seguente lettera:</p>
<p><em>Carissimo Arcari</em></p>
<p><em>grazie, grazie vivissime dello stupendo articolo che integra mirabilmente quello di Janni. Che gioia profonda essere sentiti e penetrati così! Rividi in sintesi perspicua nelle colonne dell&#8217;Avvenire le sue magnifiche doti di ricercatore introspettivo quali già mi apparvero nel &#8220;Pazzo che dorme&#8221; (1) e nel suo recente volume sul Rovetta, che è poi ben altra cosa che lo studio di un singolo. Sto meditando qualche risposta ad alcuno dei problemi proposti da Lei nell&#8217;inchiesta (2) Uno di questi giorni glie la manderò. Intanto gradisca le espressioni della mia ammirata riconoscenza, che tardai ad inviarle perché speravo potervi unire anche le risposte di cui sopra.</em></p>
<p><em>Cordialmente suo</em><br />
<em>Giovanni Bertacchi &#8211; casa 5-XII-&#8217;09</em></p>
<p>Questo è solo un esempio della ricca documentazione, riguardante Giovanni Bertacchi, esistente nell&#8217;archivio Arcari di Tirano. Oltre a 15 lettere sono conservati le opere del poeta valtellinese, cinque delle quali autografate con significative dediche, numerosi ritagli di giornali inerenti le conferenze che Arcari tenne su Bertacchi nonché l&#8217;opera scritta in collaborazione tra i due: Giovanni Bertacchi &#8211; Paolo Arcari &#8211; Un uomo della nuova Italia, opere e giorni di Giuseppe Candiani &#8211; Milano, Libreria Editrice Milanese 1913.</p>
<p>Questo libro, semplice rievocazione della vita dell&#8217;illustre personaggio, dimostra come Bertacchi e Arcari non si dedicano solamente alla poesia e alla critica ma spaziano anche, con le loro opere, nel campo politico e sociale. Candiani infatti, all&#8217;epoca molto noto in quanto patriota (partecipò alle cinque giornate di Milano), chimico e industriale di grande fama, fondatore della casa di Turate per veterani e invalidi, merita di essere ricordato per il suo grande impegno umanitario.</p>
<p>Nell&#8217;esame della documentazione esistente non va dimenticato che alcuni noti personaggi, nei loro scritti ad Arcari, parlano del poeta valtellinese. Segnalo Gualtiero Castellini, Luisa Candiani Silva, Teresita Friedmann, Adelia Maramotti e Federico Striglia.</p>
<p>Di grande interesse sono anche gli opuscoli a stampa delle conferenze e delle opere minori di Bertacchi. Poiché sono difficilmente reperibili ne riporto in nota i titoli (3)</p>
<p>Giovanni Bertacchi nato a Chiavenna nel 1869 e morto a Milano nel 1942, professore di letteratura italiana all&#8217;Università di Padova non è solo il più grande poeta valtellinese; per la sua poesia semplice ma ricca di simbologia, per le sue osservazioni e descrizioni di paesaggi alpini può essere considerato, come Giuseppe Zoppi, un &#8220;Poeta della montagna&#8221;</p>
<p><strong>Bertacchi, come Segantini, &#8220;Artista delle Alpi&#8221;</strong></p>
<p>Arcari si spinge oltre e accosta il poeta chiavennasco al pittore Giovanni Segantini con un articolo dal significativo titolo: Segantini e Bertacchi artisti della montagna (4)</p>
<p><em>&#8220;&#8230;.erano entrambi in quella grande scia di apologetica naturale che è una prima scala al divino: l&#8217;amore della montagna fomentava in entrambi come un assiduo bisogno di liberazione, di superamento di purificazione[....] L&#8217;aspra montagna, in un ispiratissimo canto di Giovanni Bertacchi, oltre se stessa ascende e si tramuta in cielo&#8230;.&#8221;</em> E&#8217; interessante notare come la corrispondenza tra i due, col passare degli anni, diventi sempre più amichevole. Infatti Bertacchi scrive:</p>
<p><em>Caro Arcari</em></p>
<p><em>se non erro una sera in casa Silva Candiani (5), nel tepore dell&#8217;intimità, fomentato da un delicato vino valtellinese si sciolse fra noi due il gelo del pragmatico lei. Permetti dunque che ti ringrazi col tu dell&#8217;articolo da te dedicatomi su &#8220;La Sera&#8221; (6), che solo oggi potei leggere. Il critico è sempre quello, al pari del poeta: è un giudizio sobrio, onesto, intenso e robusto, procede per sintesi e fulmini di pensiero, spreme per così dire, il succo della poesia, come dopo una vendemmia spirituale. Ti ringrazio francamente, ripagato anticipatamente di più di un silenzio sdegnosetto e di più di un sussiego, se mai il contegno del letterato [...] sarà quale io sospetto che sia per essere.Comunque non mi pentirò di questa pubblicazione, che ha per me significato transitorio ma mi pare completi, moltiplicandolo, il mio qualsiasi mondo ideale.</em><br />
<em>Ti saluto cordialmente Giovanni Bertacchi &#8211; Chiavenna 27.08.&#8217;21</em></p>
<p>In estrema sintesi si può dire che la documentazione su Bertacchi, conservata nell&#8217;archivio Arcari, arricchisce il quadro degli studi critici sul poeta e permette di stabilire collegamenti significativi con altri personaggi della letteratura e dell&#8217;ambiente sociale dell&#8217;epoca.</p>
<p>NOTE<br />
(1) Il Pazzo che dorme &#8211; Romanzo di Paolo Arcari<br />
(2) Arcari aveva inviato agli scrittori italiani un formulario per un&#8217;inchiesta sulla cultura italiana<br />
(3) Giovanni Bertacchi &#8211; La &#8220;Dante Alighieri&#8221; a Pontida &#8211; Discorso a cura del comitato di Milano della Società Nazionale &#8220;Dante Alighieri&#8221; 5 aprile 1908/  Giovanni Bertacchi &#8211; Trilogia moderna, al conte Paolo Camerini- Milano Natale 1909/ Giovanni Bertacchi  -I Mille -Milano, a cura del Comune &#8211; Discorso letto l&#8217;11 maggio 1910 compiendosi il X Lustro dello sbarco di Marsala &#8211; Nel Teatro Dal Verme/ Giovanni Bertacchi -  Nel trigesimo dell&#8217;epica morte del capitano Gaspare Rotondi &#8211; Paderno Dugnano 27 novembre 1915/ Giovanni Bertacchi -  XX Settembre &#8211; Commemorazione fatta nella corte d&#8217;onore della R. Università di Genova il 20 settembre 1916  per invito della Casa Del Soldato- Edizione Pro Patria/ Giovanni Bertacchi &#8211; Alla Casa di Turate &#8211; Parole pronunciate il giorno 6 giugno 1920 celebrandosi il primo decennio della morte di Giuseppe Candiani &#8211; Chiavenna -Tipo-litografia C. Caligari 1921/  Giovanni Bertacchi &#8211; Commemorazione di Emilio De Marchi &#8211; Lettura tenutasi il 13 marzo 1927 nella sala del R. Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano &#8211; Anatrix Casa Editrice Milano 1927 ( con dedica di Marco De Marchi) /<br />
(4) &#8220;Le  Vie del Bene&#8221; Morbegno 1949<br />
(5) Luisa Candiani moglie di Luigi Silva<br />
(6) Paolo Arcari &#8211; Riflessi di orizzonti di Giovanni Bertacchi -&#8221;La Sera&#8221; 23/08/1921</p>
<p><a href="http://renato.soltoggio.net/blog/wp-content/uploads/2010/11/bertacchi-lettera.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-117" title="bertacchi lettera" src="http://renato.soltoggio.net/blog/wp-content/uploads/2010/11/bertacchi-lettera-262x300.jpg" alt="" width="262" height="300" /></a></p>
<p>Renato Soltoggio</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://renato.soltoggio.net/giovanni-bertacchi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ATHOS VALSECCHI</title>
		<link>http://renato.soltoggio.net/athos-valsecchi/</link>
		<comments>http://renato.soltoggio.net/athos-valsecchi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Dec 2010 19:16:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Soltoggio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eco delle Valli - Personaggi dell'archivio Arcari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://renato.soltoggio.net/?p=227</guid>
		<description><![CDATA[Eco Delle Valli  19/07/1997 I PERSONAGGI DELL&#8217;ARCHIVIO ARCARI Valsecchi: Lettere inedite dal rifugio in Svizzera nel &#8217;44-&#8217;45 Di Athos Valsecchi, sindaco fra la sua gente, uomo impegnato nei difficili  anni del dopoguerra, economista cresciuto alla scuola di Vanoni, più volte &#8230; <a href="http://renato.soltoggio.net/athos-valsecchi/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eco Delle Valli  19/07/1997</p>
<p><strong>I PERSONAGGI DELL&#8217;ARCHIVIO ARCARI</strong></p>
<p><strong>Valsecchi: Lettere inedite dal rifugio in Svizzera nel &#8217;44-&#8217;45</strong></p>
<p>Di Athos Valsecchi, sindaco fra la sua gente, uomo impegnato nei difficili  anni del dopoguerra, economista cresciuto alla scuola di Vanoni, più volte Ministro in importanti dicasteri, è già stato detto tutto, o quasi tutto, nei numerosi articoli apparsi in questi anni. Mi accingo pertanto a rievocare la figura dell&#8217;illustre personaggio, a dodici anni dalla sua scomparsa avvenuta il 20 luglio 1985, perché mi è capitato di leggere alcune sue lettere scritte, quando venticinquenne, si trovava internato in Svizzera nel &#8220;campo&#8221; di Murren.</p>
<p>Athos Valsecchi era nato a Gravedona  il 26 novembre 1919. Sottotenente degli alpini fino al 1943, si rifugia in Svizzera quando la guerra gli impone una scelta morale prima che politica, e su consiglio di &#8220;una cara persona la signora Prof. Adele Maggiora&#8221; si rivolge ad Arcari, non per chiedere aiuto o appoggio come tanti altri, ma per soddisfare <em>&#8220;&#8230;.quei bisogni dell&#8217;animo che nella meditazione dell&#8217;esilio si fan più acuti&#8230;..&#8221;</em></p>
<p>Tra il maggio del &#8217;44 e il maggio del &#8217;45 invia dodici lettere al Prof. Paolo Arcari. Sono lettere dalle quali emergono una spiccata personalità e una grande vocazione politica, doti che egli sa far convivere con la sua profonda umanità e la semplicità di alpino e di valligiano. In questi scritti vi sono affermazioni e considerazioni per le quali ogni commento risulterebbe inadeguato, ma che non possono essere ignorate da chi ricorda il caro amico Athos. Mi stupisce il fatto che un giovane, pur nella sua cristiana concezione della vita, in un momento tanto triste e difficile, possa sentire un così grande senso del dovere, esprimersi con parole pacate, di speranza, a volte poetiche:<br />
Murren 19.06.1944<br />
<em>&#8220;&#8230;.. la mano del mio angelo vibra sulle basse corde dell&#8217;arpa e le (&#8230;) rispondono lontane; l&#8217;eco dei profumati ricordi nascosti disegna nell&#8217;aria vapori di un sogno, che sale e si scioglie come la nebbia su per l&#8217;erte ripide, al vento che tira e gela, c&#8217;è -ma penso che è quasi inutile dirglielo &#8211; c&#8217;è in questi giorni una grande speranza, che illumina la mente, prepara la volontà e lenisce i desideri. Finirà presto? Talvolta mi rivedo coi miei alpini, i miei, sovente muti, buoni alpini &#8220;pien de rispett&#8221;, sui miei monti, di nuovo. Io so che ritornerò li perché c&#8217;è ancora &#8220;un dovere&#8221;</em> <em>da compiere. Perché hanno fatto troppo male alla mia terra, alla mia gente, alla mia famiglia che hanno smembrato, diviso, sparpagliato dall&#8217;Africa alla Germania. Io non sono nato per la guerra, ma accettandola nel senso cristiano, so comprendere ed apprezzare il valore della giustizia insita in essa, quando bisogna muovere dietro le sue bandiere&#8230; &#8220;</em></p>
<p>Valsecchi si rivolge ad Arcari per chiedere<em> </em>libri di politica o di storia perché&#8230; <em>&#8220;Murren è un vero esilio dove rare sono le comunicazioni  dell&#8217;anima e più rara ancora la fiamma di quella civile passione che tanto travaglio mi ha dato e mi da&#8230;&#8221; </em>e di conseguenza <em>&#8220;&#8230; si fanno quasi imperiosi i bisogni della lettura.&#8221;</em></p>
<p>Laureatosi in lettere a ventidue anni<em>, </em>si era iscritto alla facoltà di legge prima di essere chiamato alle armi. Ora la vita del &#8220;campo&#8221;, anche se stimola la meditazione, per lui che si sente già uomo d&#8217;azione, è causa di palese insofferenza.<br />
Murren 02/11/44<br />
<em>&#8220;&#8230;.vivo nelle mie giornate presenti e future per consuetudinaria osservazione e abitudinaria rinuncia a folli voli di cuore e di fantasia. Gli anni della naia e questi lunghi mesi mi marcano, sotto questo punto di vista. Eppure, sinceramente, le devo confessare che guardando di traverso i miei casi, comunque essi siano, riconosco la mano del Signore, che ha guidato le file della mia vita, come guida quell</em><em>e degli uomini, e, in fondo per bene mio. Da questa convinzione io traggo poi tutte le altre convinzioni che mi fanno un uomo in mezzo agli uomini&#8230;&#8221;</em></p>
<p>Trascorre un breve periodo a Ginevra dove incontra noti personaggi quali Luigi Einaudi,  Amintore Fanfani, Clerici. In quel periodo nasce la sua vocazione politica. La guerra sta per finire e la sua impazienza di ritornare in Italia aumenta:<br />
Murren 27.03.45<br />
<em>&#8220;&#8230;. E&#8217; che ho scoperto o meglio si è impadronita di me una così potente passione politica che mi ci sono buttato anima e corpo sostenuta da una cristiana convinzione che s&#8217;è maturata a poco a poco, e non credevo d&#8217;avere,  e bisognosa ora di alimento&#8230;&#8221;</em></p>
<p>Murren 22.05.45<br />
<em>&#8220;&#8230;Invece son qui ancora, da un anno quasi son qui, meno giovane, forse più uomo. E l&#8217;attesa è lunga e la passione diviene sempre più grande. Io vorrei mutare l&#8217;attesa, utilizzare la pazienza. Impossibile. Tutti assalgono, premono, turbano con identici discorsi i pensieri. Così una sfiducia generale viene addosso, dove bisognerebbe avere una fiducia grande. E&#8217; proprio così fosco l&#8217;orizzonte? O lo vediamo noi così? E gli uomini, questi uomini, son proprio così poco ragionevoli da cercare una guerra dopo un&#8217;altra? Io non lo credo&#8230;&#8221;</em></p>
<p>E&#8217; la sua ultima lettera da rifugiato in Svizzera. Il resto è storia. Il suo nome rimane legato a quello di un altro grande valtellinese: il suo Maestro Ezio Vanoni. Ma è il Valsecchi che emerge da queste lettere che io amo ricordare. L&#8217;ultima volta che lo vidi fu pochi mesi prima della sua morte. Rimasi sorpreso dal suo volto segnato, non dalla malattia ma da un&#8217;intensa sofferenza spirituale. Ci salutammo, ma non seppi dirgli nulla. Il suo sguardo profondo, i suoi occhi limpidi e chiari risposero a tutte le mie domande inespresse: Era un uomo sincero.</p>
<p>Renato Soltoggio</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://renato.soltoggio.net/athos-valsecchi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>MARINO MORETTI</title>
		<link>http://renato.soltoggio.net/marino-moretti/</link>
		<comments>http://renato.soltoggio.net/marino-moretti/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Dec 2010 19:14:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Soltoggio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eco delle Valli - Personaggi dell'archivio Arcari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://renato.soltoggio.net/?p=225</guid>
		<description><![CDATA[Eco Delle Valli  12/04/1997 I PERSONAGGI DELL&#8217;ARCHIVIO ARCARI MARINO MORETTI E IL TIRANESE ARCARI Una fitta corrispondenza di 42 lettere di grande interesse storico-letterario Fra Arcari e il noto scrittore di Cesenatico (1885-1979) vi fu una fitta corrispondenza non solo &#8230; <a href="http://renato.soltoggio.net/marino-moretti/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eco Delle Valli  12/04/1997</p>
<p><strong>I PERSONAGGI DELL&#8217;ARCHIVIO ARCARI</strong></p>
<p><strong>MARINO MORETTI E IL TIRANESE ARCARI</strong><br />
<strong>Una fitta corrispondenza di 42 lettere di grande interesse storico-letterario</strong></p>
<p><strong> <a href="http://renato.soltoggio.net/blog/wp-content/uploads/2010/11/moretti.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-115" title="moretti" src="http://renato.soltoggio.net/blog/wp-content/uploads/2010/11/moretti-238x300.jpg" alt="" width="238" height="300" /></a><br />
</strong></p>
<p>Fra Arcari e il noto scrittore di Cesenatico (1885-1979) vi fu una fitta corrispondenza non solo di carattere letterario ma anche personale e umano. Le più famose opere del poeta narratore (L&#8217;isola dell&#8217;amore, Mia madre, Né bella né brutta, I pesci fuor d&#8217;acqua, Poesie di tutti giorni, I puri di cuore ecc.) sono conservate nella biblioteca Arcari e portano la dedica autografa dell&#8217;autore. Moretti invia 16 volumi in omaggio ad Arcari tra il 1913 e il 1935, periodo nel quale scrive all&#8217;amico 42 lettere. Nella corrispondenza non vi è nulla di particolarmente importante, ma tante piccole notizie sono determinanti per alcune ricostruzioni storiche, come la lettera del 10 dicembre 1914 che dice: &#8220;Mio caro Arcari i miei buoni amici pittori Cascella mi hanno dato l&#8217;incarico di curare la parte letteraria della loro rivista &#8220;La Grande Illustrazione&#8221; di cui uscirà a giorni il primo numero. Il quale è &#8211; mi pare &#8211; bellissimo e pieno di cose nuove e rare. Io desidererei pubblicare qualcosa di suo nel secondo numero: un suo bell&#8217;articolo. Vuole, può mandarmelo?&#8230;&#8221;</p>
<p>Per sintetizzare lo spirito delle lettere di Marino Moretti ad Arcari credo non vi sia di meglio che riportare integralmente quella inviata in occasione della morte della madre che lo scrittore chiamava affettuosamente &#8220;Suor Filomena&#8221;</p>
<p><em>Cesenatico 05/09/1922</em></p>
<p><em>Mio caro Paolo, Suor Filomena è morta. E&#8217; morta il 15 agosto alle ore 10,45. Potrei non dire altro. Tu capisci, tu sai. Tu sai cos&#8217;era suor Filomena per me, tu sai quale possa essere la mia vita senza di lei. Bastano quelle quattro terribili parole. Ma a te Paolo, a te che l&#8217;hai amata senza conoscerla, a te che l&#8217;hai ricordata anche recentemente nella dedica al &#8220;Cielo senza Dio&#8221; (1) vorrei dire qualche altra cosa, molte altre cose. Ma com&#8217;è difficile scrivere! Non oso o non so più. Ti dirò che ti penso, che ti ho pensato con pochissimi altri amici fraterni nei giorni della più angosciosa solitudine.  Il tuo romanzo giunse quando suor Filomena era ammalata. Io che avevo interrotto altre letture, volli aprire e leggere il tuo libro accanto al suo letto, perché mi pareva che un libro come questo non mi distraesse spiritualmente dal mio dolore ansioso di figlio-infermiere. Avevo ragione. Il tuo libro contiene pagine nobilissime, altissime. Nessuna altra lettura mi sarebbe stata possibile in quei giorni. Quando io finii di leggere il &#8221; Cielo senza Dio&#8221; suor Filomena morì. Non ti parlo del libro. Ti dirò solo che assai spesso il tormento di Elena (2) mi ha profondamente commosso e che Liana e Gioietto (2) sono due veri bimbi, e che la malattia e la morte del vecchio padre mi ha dato l&#8217;angoscia che pochi giorni dopo doveva essere terribilmente mia.</em></p>
<p><em>Ah Paolo! Perderla così, la mia suor Filomena. Un&#8217;amarla inutilmente. Non poter farla tornare indietro. Spero d&#8217;abbracciarti presto. Attendo da te una parola. Ricordami alla tua Maria, alla tua Paola.</em></p>
<p><em> M. Moretti</em></p>
<p>NOTE<br />
(1) Cielo senza Dio &#8211; Romanzo di Paolo Arcari, Milano Treves 1922<br />
(2) Personaggi del citato romanzo di Arcari</p>
<p>Renato Soltoggio</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://renato.soltoggio.net/marino-moretti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>DON EGIDIO PEDROTTI</title>
		<link>http://renato.soltoggio.net/don-egidio-pedrotti/</link>
		<comments>http://renato.soltoggio.net/don-egidio-pedrotti/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Dec 2010 19:12:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Soltoggio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eco delle Valli - Personaggi dell'archivio Arcari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://renato.soltoggio.net/?p=223</guid>
		<description><![CDATA[Eco Delle Valli  08/02/1997 I PERSONAGGI DELL&#8217;ARCHIVIO ARCARI A.E.M.  E VALTELLINA IN UNA LETTERA DI DON PEDROTTI Si tratta di un documento di eccezionale interesse sulla questione ambientale e idroelettrica negli anni &#8217;40 Don Egidio Pedrotti nato a Tirano da &#8230; <a href="http://renato.soltoggio.net/don-egidio-pedrotti/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eco Delle Valli  08/02/1997</p>
<p><strong>I PERSONAGGI DELL&#8217;ARCHIVIO ARCARI</strong></p>
<p><strong>A.E.M.  E VALTELLINA IN UNA LETTERA DI DON PEDROTTI</strong></p>
<p><strong>Si tratta di un documento di eccezionale interesse sulla </strong><br />
<strong>questione ambientale e idroelettrica negli anni &#8217;40</strong></p>
<p><strong> <a href="http://renato.soltoggio.net/blog/wp-content/uploads/2010/11/Pedrotti-don.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-114" title="Pedrotti don" src="http://renato.soltoggio.net/blog/wp-content/uploads/2010/11/Pedrotti-don.jpg" alt="" width="215" height="297" /></a><br />
</strong></p>
<p>Don Egidio Pedrotti nato a Tirano da famiglia di origine tridentina fu Prevosto per cinquant&#8217;anni a Tovo S. Agata. Presidente della Società Storica Valtellinese dal 1953 al 1963, R. Ispettore ai Monumenti del Mandamento di Tirano. Si devono a lui numerose e pregevoli opere di storia locale; sua ultima e importante fatica fu il volume sulle fortificazioni di Tirano edito da Giuffrè nel 1960. Nella sua instancabile attività, non solo di storico, ma anche di difesa, riscoperta e valorizzazione dei monumenti e delle vestigia della cultura alpina, intreccia relazioni e amicizie con famosi personaggi quali Pio Rajna, Enrico Besta, Gian Piero Bognetti, Ulrico Martinelli, Antonio Giussani.</p>
<p>Nel 1940 scrive ad Arcari una lettera per chiedere appoggio alle sue richieste di finanziamento per il restauro del Castello di Tirano.  La lettera è curiosa e importante perché dimostra quanto la problematica ambientale e i rapporti fra Valtellina e Azienda Elettrica di Milano fossero, fin da allora, cruciali e dibattuti. Ritengo opportuno riportarne il testo integrale lasciando a chi legge ogni considerazione.</p>
<p><em>Tovo S. Agata, 11 novembre 1940</em></p>
<p><em>Carissimo professore,</em></p>
<p><em>ricevo e spedisco a Lei la ricevuta di abbonamento alla Società Storica Valtellinese, della quale è membro prezioso. Ho sentito con grande piacere del trionfo ottenuto a Tirano della Sua Parola, conferenza alla quale io non potei proprio intervenire, causa gravi impegni di Parrocchia.</em></p>
<p><em>Ho ricevuto lettera del Comm. Lauri Direttore Amministrativo dell&#8217;Azienda Municipale di Milano, al quale scrissi per invito dell&#8217;Avv. Castelli (1) e mi dice in via riservata di scrivere all&#8217;Onor. Pasini, (2) osservando bene a non accennare ai danni che la Centrale di Stazzona può aver cagionato alla cittadina di Tirano sia in via del paesaggio che per l&#8217;igiene pubblica, perché il prof. Pasini molto suscettibile potrebbe averne a male&#8230;. In tal senso mi scrive pure l&#8217;avvocato Castelli ed io non so più come agire, perché da parte mia ho già fatto quanto mi si dice con nessun risultato pratico. </em></p>
<p><em>L&#8217;avvocato ora è libero dal servizio militare, e mi raccomanda di salutarla tanto se si trova ancora a Tirano, spera di rivederLa a Milano presto. In seguito dice testualmente: &#8220;Ottenuto il sussidio dell&#8217;Azienda, ove non si decida di eseguire a sue spese il completo restauro si potrebbe chiedere un aiuto anche alla Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, rivolgendosi direttamente all&#8217;Eccellenza De Capitani nostro conoscente di famiglia. In ogni modo sono a disposizione anche per questo.</em></p>
<p><em>Mi si dice che sarebbe molto utile un biglietto di Paolo Arcari all&#8217;On. Pasini per l&#8217;Azienda Elettrica.</em></p>
<p><em>Grazie anche per la pregevole pubblicazione &#8220;I Castellani di Bellaguarda&#8221; che ho letto con vivo interesse.</em></p>
<p><em>Dall&#8217;Ing. Comm. Antonio Giussani(3) di Como ho ricevuto il volume dove ho trovato quanto riguarda il Castello di Tirano e la necessità di un sollecito restauro. Gli scrivo per ringraziarlo del gentile omaggio. A questo punto è l&#8217;impresa; ed io credo che l&#8217;unica soluzione sarebbe questa: Ella dovrebbe scrivere all&#8217;On. Pasini insistendo sull&#8217;importanza della cosa, come già gli fu nota con la mia lettera e colla presentazione dei miei due libri.</em></p>
<p><em>Prima di rispondere al bravo avvocato Castelli attendo una Sua lettera, nella quale mi manifesti il Suo pensiero. Avrei caro avere anche quella tale pubblicazione  del Castelli circa l&#8217;Ospedale del Perdono(4), che io non ardisco cercare. L&#8217;avvocato Castelli mi dice che conosce personalmente il Prof. On. Pasini; sarebbe il caso che Ella scrivesse all&#8217;Onorevole a mezzo del Comm. Castelli, questa secondo me sarebbe la via Regia.</em></p>
<p><em>Ella per l&#8217;amore che nutre per Tirano e per don Egidio non deve dire di no. Siamo in ballo e dobbiamo ballare.</em></p>
<p><em>Mi mandi l&#8217;indirizzo delle Sue Pie Donne che voglio farmi vivo anche con loro.</em></p>
<p><em>Iole mi ha consegnato le sue 65 lire. Grazie</em></p>
<p><em>Perdoni il disturbo e mi conservi la Sua preziosa amicizia.</em></p>
<p><em>Cordialmente                                                                        D. Egidio</em></p>
<p>NOTE<br />
1) Giuseppe Castelli &#8211; Per molti anni segretario degli Istituti Ospitalieri di Milano autore di numerosissime opere sulla storia degli ospedali italiani ed in particolare milanesi, sulla storia della medicina e dell&#8217;assistenza sanitaria, fu grande amico di Paolo Arcari che gli dedicherà alla sua morte (nel 1947) numerosi articoli e conferenze commemorative.<br />
2) Albino Pasini &#8211; Ingegnere nato a Milano nel 1888. Libero docente in materiale ferroviario, deputato per la XXIX Leg. e Consigliere nazionale alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni, Presidente dell&#8217;Azienda Elettrica Municipale di Milano nel 1940.<br />
3) Antonio Giussani &#8211; Autore di numerose opere di storia valtellinese pubblicò nel 1964, in collaborazione con don Lino Varischetti, il prestigioso volume &#8220;La Madonna di Tirano e il suo Santuario&#8221;<br />
4) Giuseppe Castelli &#8211; Il &#8220;Perdono&#8221; &#8216;Ospedale Maggiore di Milano &#8211; Milano quaderni di poesia 1935</p>
<p>Renato Soltoggio</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://renato.soltoggio.net/don-egidio-pedrotti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>FRANCESCO CHIESA</title>
		<link>http://renato.soltoggio.net/francesco-chiesa/</link>
		<comments>http://renato.soltoggio.net/francesco-chiesa/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Dec 2010 16:46:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Soltoggio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eco delle Valli - Personaggi dell'archivio Arcari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://renato.soltoggio.net/?p=221</guid>
		<description><![CDATA[Eco Delle Valli  18/01/1997 I PERSONAGGI DELL&#8217;ARCHIVIO ARCARI LE LETTERE E I DOCUMENTI DI FRANCESCO CHIESA Sono 82 i manoscritti del poeta ticinese Fu naturale per Arcari, professore a Friburgo di Storia della letteratura italiana, intrattenere forti legami di amicizia &#8230; <a href="http://renato.soltoggio.net/francesco-chiesa/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eco Delle Valli  18/01/1997</p>
<p><strong>I PERSONAGGI DELL&#8217;ARCHIVIO ARCARI</strong></p>
<p><strong>LE LETTERE E I DOCUMENTI DI FRANCESCO CHIESA</strong></p>
<p><strong>Sono 82 i manoscritti del poeta ticinese</strong></p>
<p><strong> <a href="http://renato.soltoggio.net/blog/wp-content/uploads/2010/11/Chiesa-F.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-113" title="Chiesa F" src="http://renato.soltoggio.net/blog/wp-content/uploads/2010/11/Chiesa-F.jpg" alt="" width="225" height="277" /></a><br />
</strong></p>
<p>Fu naturale per Arcari, professore a Friburgo di Storia della letteratura italiana, intrattenere forti legami di amicizia e di lavoro coi letterati della Svizzera italiana. I più noti e assidui corrispondenti sono Francesco Chiesa, Valerio Abbondio, Giovanni Laini e Giuseppe Zoppi. Arcari, relatore  della tesi di laurea che lo Zoppi diede su Francesco Chiesa, fu assiduo divulgatore delle opere del poeta ticinese con lusinghiere critiche su  vari giornali e riviste letterarie.</p>
<p>All&#8217;epoca ebbe molta rinomanza una conferenza sul Chiesa che Arcari tenne alla Università Popolare di Genova il 13/04/1913.</p>
<p>Del Chiesa nato nel Canton Ticino nel 1871 e morto a 102 anni nel 1973 è inutile riportare dati biografici o commenti critici, data la sua notorietà. Per ravvivare la memoria, basterà ricordare che il poeta e narratore nel 1897 ottenne la cattedra di Lingua e letteratura italiana al Liceo di Lugano e successivamente insegnò al prestigioso Politecnico di Zurigo. La sua prima opera di successo fu &#8220;Calliope&#8221; pubblicata in tre parti fra il 1903 e il 1907. Per la narrativa va ricordato &#8220;Tempo di marzo&#8221; Milano, Treves 1925, indubbiamente il suo miglior romanzo che rievoca la sua infanzia.</p>
<p>Nell&#8217;archivio Arcari fra lettere, cartoline e altri documenti manoscritti firmati dal poeta ticinese sono conservati ben 82 pezzi, più cinque lettere della moglie Corinna. Vi sono inoltre in biblioteca quasi tutte le sue opere e fra queste ben 19 portano una dedica manoscritta dell&#8217;autore a Paolo Arcari.</p>
<p>La prima missiva è datata 13/02/1910, ed è un ringraziamento al professore e critico di adozione tiranese per un articolo sulla questione ticinese. L&#8217;ultima, una cartolina d&#8217;auguri ad Arcari, già seriamente malato, (morirà infatti due mesi dopo) è del 30/12/1954. Gli argomenti trattati negli 82 documenti sono i più disparati: richieste di conferenze, considerazioni letterarie, sociali e politiche, semplici ringraziamenti o saluti. Una così grande mole di documenti e il lungo periodo di corrispondenza, ben 44 anni, costituiscono di per se elemento prezioso per lo studio del personaggio. Inoltre il materiale è estremamente interessante, come ad esempio una lunghissima poesia manoscritta (doc.2517) con la data gennaio 1944 e con titolo &#8220;Cristo Romano&#8221; che inizia così : <em>&#8220;Misti in una ruina marmi stucchi/s&#8217;accumulano al piè della parete/che sta superstite unica tra i mucchi./Ancora un&#8217;ala d&#8217;angelo ripete/bianca sul pavimento il suo vol vano/colonne e travi giacciono quiete&#8230;/</em></p>
<p>Il titolo con la data e l&#8217;inizio della poesia lasciano chiaramente intendere<em> </em>come<em> </em>sia ispirata al bombardamento di Roma, segno evidente di quanto il poeta ticinese seguisse con apprensione le tragiche vicende italiane. E&#8217; impossibile cercare di fare una sintesi del contenuto<em> </em>dell&#8217;epistolario, ma gli studiosi che vorranno esaminarlo lo troveranno sicuramente di grande interesse anche per i numerosi riferimenti ad altri personaggi, nonché per gli articoli di giornali e altre notizie riguardanti il poeta, rintracciabili nell&#8217;archivio.</p>
<p>Renato Soltoggio</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://renato.soltoggio.net/francesco-chiesa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SALVATORE FARINA</title>
		<link>http://renato.soltoggio.net/salvatore-farina/</link>
		<comments>http://renato.soltoggio.net/salvatore-farina/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Dec 2010 16:45:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Soltoggio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eco delle Valli - Personaggi dell'archivio Arcari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://renato.soltoggio.net/?p=233</guid>
		<description><![CDATA[I PERSONAGGI DELL&#8217;ARCHIVIO ARCARI SALVATORE FARINA (1846-1918) Esiste veramente un romanzo inedito di Giulio Verne? Se è così il testo francese e la traduzione italiana di Salvatore Farina sono da ricercare in qualche biblioteca o archivio privato che conservi la &#8230; <a href="http://renato.soltoggio.net/salvatore-farina/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I PERSONAGGI DELL&#8217;ARCHIVIO ARCARI</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>SALVATORE FARINA (1846-1918)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Esiste veramente un romanzo inedito di Giulio Verne?<br />
Se è così il testo francese e la traduzione italiana di Salvatore Farina sono da ricercare in qualche biblioteca o archivio privato che conservi la documentazione del noto scrittore sardo.<br />
Oppure si tratta di un falso Verne come affermò a suo tempo Filippo Meda, direttore del quotidiano milanese &#8220;L&#8217;0ssservatore Cattolico&#8221;?<br />
Del presunto romanzo di Verne che avrebbe per titolo &#8220;Un dramma in Russia&#8221; ne parla Salvatore Farina in una lettera inviata al professor  Paolo Arcari.<br />
Il testo è il seguente:</p>
<p><em>Lugano 12.1.1905</em><br />
<em> </em><em>Egregio Prof. Arcari</em><br />
<em>Lei può giovarmi, e sono certo che lo farà. Io ho pronta la traduzione italiana del romanzo ultimo (ancora inedito in volume &#8211; Titolo: Un dramma in Russia) di Giulio Verne, penso, caro, alla stampa cattolica. La proprietà di questo romanzo per la lingua italiana mi appartiene. Lo darei volentieri per Milano e provincia lombarda da essere pubblicato in appendice.</em><br />
<em>Può ella offrirlo a nome mio al giornale cattolico che pubblica le sue critiche belle? Mi contenterei di 250 lire &#8211; occuperà circa 70 [piedi] di pagina. </em><br />
<em>Manderei subito lo stampato italiano completo.</em><br />
<em>Ho sempre in mente di venire un giorno o l&#8217;altro a trovarla; ma bisognerebbe farlo in occasione di una lettura a Zurigo, o a Winterthur, o a Berna o a Friburgo. Ci penseremo.</em><br />
<em>Intanto cordiali saluti dal suo </em><br />
<em> S. Farina</em><br />
<em> </em>Il professor Arcari  certamente sostenne il Farina che il 3 febbraio 1905 gli scrive: &#8220;Chiaro Cavaliere ed amico, le sono gratissimo dell&#8217;interesse preso alla mia piccola causa. L&#8217; Avv. Meda mi scrisse infatti, ed io risposi. Spero ci intenderemo&#8230;&#8221;<br />
Ma il noto romanziere non sapeva, e forse non seppe mai, che il proprio il giorno precedente il direttore del quotidiano milanese aveva scritto ad Arcari una lettera in proposito:<br />
<em> </em><em>Milano 2.2.1905</em><br />
<em>Carissimo, non oso scriverlo a S.F. </em>(n.d.r. Salvatore Farina) <em>ma quel romanzo, lo dico a te in confidenza, deve essere un falso Verne a meno che Verne non siasi divertito a fare la caricatura di sé stesso. La traduzione&#8230; poi, non credo possa andare sotto il nome di italiano.</em><br />
<em>Ciao. Ti scrivo dal letto: purtroppo! </em><br />
<em>F. Meda</em></p>
<p>La vicenda si chiude in pochi giorni con una sconsolata lettera del Farina.</p>
<p><em>Lugano 6.2.1905</em><br />
<em> Caro ed egregio Cav. Arcari</em><br />
<em>Le pratiche fatte coll&#8217;Osservatore hanno dato mal esito e il sig. avv. Meda mi ha ritornato l&#8217;originale. Tanto per informarla di tutto, non cessando in me la gratitudine per l&#8217;opera sua&#8230;&#8221;</em><br />
Nel seguito della lettera lo scrittore non lesina critiche al direttore del giornale.<br />
<strong><em> </em></strong>Questo è solo un fatto curioso, ma molti altri motivi  emergono dalla documentazione sul Farina, ricca e interessante,  perché fra Arcari e lo scrittore assai più anziano di lui, esisteva una grande amicizia.<br />
Non è infatti nel carattere di Arcari lasciarsi sopraffare dalle simpatie verso un amico, per affinità di pensiero o per il piacere suscitato da una particolare opera, è difficile trovare fra gli scritti di Arcari, sempre attento e misurato nei suoi giudizi, una debolezza in tal senso. Ma se in lui qualche simpatia va oltre il giusto riconoscimento e la meritata lode, questa è sicuramente per Salvatore Farina: &#8220;Desideriamo conoscere Salvatore Farina nella intimità della sua vita perché lo amiamo&#8230;&#8221; &#8220;&#8230; tutto ci interessa in lui, perfino quel vantamento della robustezza fisica&#8230;&#8221;<br />
L&#8217;omaggio che Arcari fa della sua opera sul Metastasio allo scrittore (come risulta dai ringraziamenti del Farina stesso in data 24.11.1902), i due lunghi articoli su  L&#8217;Osservatore Cattolico nel maggio del 1903 per recensire l&#8217;opera &#8220;Nodi e Catene&#8221;, la raccolta quasi completa delle opere del Farina (di cui dodici autografate dall&#8217;autore) esistente in archivio, le lettere di riconoscenza che lo scrittore sardo invia ad Arcari, sono tutti elementi che lasciano intuire una affinità spirituale, un&#8217;amicizia vera che non si trova in egual misura fra Arcari e gli altri numerosissimi amici o corrispondenti o colleghi.</p>
<p>E&#8217; sintomatico l&#8217;articolo che Arcari scrive su &#8220;Pagine Gentili&#8221; del 23.10.1910 per recensire l&#8217;opera del Farina &#8220;La mia giornata&#8221;. Ad un certo punto abbandona la critica seria ed imparziale per dire:<br />
&#8220;&#8230;Ed era in quei giorni che il Farina stava per conoscere la più terribil pena del lavoratore: la paura di non poter lavorare, lo stancarsi della mente dopo lo sforzo soverchio, l&#8217;invisibile, l&#8217;incontrollabile malattia del pensiero che ha i suoi reumi come il braccio, ma che non si può curare al pari di esso, l&#8217;ironia di nascondere un indebolimento atroce di tutto l&#8217;essere e del migliore nell&#8217;apparenza della massima salute corporea. Sono, dapprima, i sintomi dell&#8217;anemia cerebrale, il brivido e come la bruciatura di due onde calde che sembrano partire dalla spina dorsale per affacciarsi alla regione dell&#8217;epigastrio; fu infine il dramma &#8220;silenzioso&#8221; di una data lugubre, del venerdì 29 febbraio dell&#8217;anno bisestile 1884: L&#8217;improvvisa perdita della parola che colse il Farina in tipografia, mentre correggeva le bozze.<br />
Aveva coscienza di tutto quanto avveniva intorno a lui, ma non poteva rispondere, non poteva parlare: &#8220;Dinanzi a me una stampatrice vomitava pagine di gazzette che si disponevano da sé una sull&#8217;altra. Quella macchina, compiendo il suo lavoro con una indifferenza superba, senza mai fallare cominciò a dirmi singolarissime cose sull&#8217;uomo e sulle altre macchine; nessuna di esse era guasta, salvo la mia; tutte continuavano il loro lavoro brontolando in vario modo&#8221;.<br />
All&#8217;artista della parola un morbo crudele nascondeva la sua maggiore, la sua unica ricchezza, lasciandolo in un&#8217;afasia mentale che lo rendeva muto purtroppo anche ai lontani, anche al pubblico cui avrebbe voluto discorrere con la penna. &#8220;Quello strazio fu grande, e fu così vero e fu così curioso che se mi provavo a leggere a voce alta, pronunciavo benissimo finché l&#8217;idea era dall&#8217;occhio legata alla parola scritta; abbassato il libro, staccato lo sguardo dallo scritto, rimaneva nel mio cervello l&#8217;immagine bensì della parola, ma ogni parola era inesorabilmente perduta&#8221;.<br />
E gli occorsero una pena di sei anni, di sei lunghi anni per ricostituire pazientemente, sillaba per sillaba, il suo patrimonio verbale, per ritrovare nella sua interezza il magnifico strumento che ferma le idee in una nuova vita comune, che avvicina le anime e le confonde in una stessa visione.<br />
Troppo semplice sarebbe insinuare che Arcari è inconsapevole presago della medesima sorte che gli sarebbe toccata negli ultimi anni della sua vita. No, Arcari nel dolore e nelle avversità, nella &#8220;miseria lieta&#8221; serenamente e cristianamente sopportata dal Farina, vede un modo di vivere e di pensare che si traspone nei suoi romanzi e nelle sue memorie letterarie rendendo lo scritto vivo, piacevole, genuino, nuovo, oltre lo stile del tempo.<br />
Arcari mette in evidenza con toni affettuosi il gusto del Farina per &#8220;l&#8217;economia&#8221;, quell&#8217; &#8220;economia non avarizia&#8221;, che gli permette, di tanto in tanto una festicciola, &#8220;lusso da gran signori&#8221;, nella semplicità della sua vita.<br />
Per Arcari il Farina sa superare  &#8220;l&#8217;ultimo nostro romanticismo&#8221; e sopravvivere ad esso, rimanendo nella memoria dei giovani più che &#8220;i bei nomi&#8221; di Iginio Tarchetti, Emilio Praga, Arrigo Boito.<br />
Arcari, dotto e letterato, ammira lo stile narrativo del Farina, proprio perché è povero e semplice.<br />
Nota<br />
L&#8217;articolo non fu pubblicato per la chiusura del giornale</p>
<p>Renato Soltoggio</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://renato.soltoggio.net/salvatore-farina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Problemi idrogeologici della Provincia di Sondrio</title>
		<link>http://renato.soltoggio.net/problemi-idrogeologici-della-provincia-di-sondrio/</link>
		<comments>http://renato.soltoggio.net/problemi-idrogeologici-della-provincia-di-sondrio/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 15:50:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Soltoggio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere della Valtellina - Articoli di rilievo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://renato.soltoggio.net/?p=207</guid>
		<description><![CDATA[Articolo pubblicato il 16/10/1976 con titolo a cinque colonne La siccità distrugge l&#8217;80% del raccolto in Francia . La pianura Padana senza acqua -I capi di bestiame vengono abbattuti per mancanza di foraggio. Questi alcuni titoli di giornali apparsi nell&#8217;estate &#8230; <a href="http://renato.soltoggio.net/problemi-idrogeologici-della-provincia-di-sondrio/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://renato.soltoggio.net/blog/wp-content/uploads/2010/12/idrogeologici.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-150" title="idrogeologici" src="http://renato.soltoggio.net/blog/wp-content/uploads/2010/12/idrogeologici-300x72.jpg" alt="" width="300" height="72" /></a><strong>Articolo pubblicato il 16/10/1976 con titolo a cinque colonne<br />
</strong></p>
<p style="text-align: left;">La siccità distrugge l&#8217;80% del raccolto in Francia . La pianura Padana senza acqua -I capi di bestiame vengono abbattuti per mancanza di foraggio. Questi alcuni titoli di giornali apparsi nell&#8217;estate scorsa. Al limite di un disastro agricolo per la siccità la tanto sospirata acqua finalmente venne; e con essa le alluvioni. In quest&#8217; annata così disgraziata per molte zone d&#8217;Italia e d&#8217;Europa, in un clima di sgomento e di impotenza per le scosse telluriche, la Valtellina che sembrava pressoché indenne, ha subito per le recenti piogge persistenti la quasi totale distruzione del raccolto viticolo. Se la siccità, grazie alle riserve idriche delle nostre montagne è passata quasi inosservata, salvo qualche blanda  &#8220;grida&#8221; dei sindaci per limitare il consumo di acqua, e la minor produzione di foraggio era stata abbastanza sopportabile per l&#8217;economia valtellinese, i recenti danni dovuti alle piogge persistenti ci riconfermano come la Valtellina, al pari e forse più di altre zone d&#8217;Italia sia soggetta a gravi pericoli ambientali e ai capricci metereologici. Non dimentichiamo che negli anni passati le alluvioni dell&#8217;Adda e dei suoi affluenti, la grandine, le frane e le valanghe hanno spesso provocato danni ingenti e purtroppo anche numerose vittime. La lotta fra l&#8217;uomo e la natura è sempre stata molto aspra sulle montagne ma il montanaro non si è mai piegato alle calamità; da esse ha sempre tratto insegnamento per prevedere le future difficoltà e attenuarne gli effetti negativi.</p>
<p style="text-align: left;">Non è perciò superfluo fare alcune considerazioni di carattere ambientale per inquadrare e approfondire il problema al fine di evitare errori umani, troppo spesso concausa delle &#8220;imprevedibili&#8217;&#8221; calamità. Una prima osservazione va riservata al fatto che, contrariamente al solito, quest&#8217;anno alla fine di settembre, le dighe non erano ancora piene. Così l&#8217;acqua caduta su alcune migliaia di  Kmq.  è stata trattenuta diminuendo gli effetti della recente alluvione.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>L&#8217;approvvigionamento idrico</strong></p>
<p style="text-align: left;">E&#8217; noto che la nostra provincia non ha mai avuto problemi di approvvigionamento idrico. La configurazione montuosa del territorio con i suoi quasi 200 ghiacciai per un&#8217;estensione di oltre 100 Kmq. ha sempre garantito una continuità di flusso nelle numerosissime sorgenti. Ogni alpeggio, ogni paese, ogni gruppo di case ha sempre potuto contare sulla sicurezza di avere quell&#8217;elemento indispensabile alla vita che è l&#8217;acqua. Ma i ghiacciai, detti anche in gergo popolare &#8220;nevi eterne&#8221; stanno dimostrando di non essere eterni. Il loro ritiro è costante da oltre cento anni; in alcuni casi si sono avuti ritiri di oltre due chilometri e nell&#8217;ultimo decennio il fenomeno si è notevolmente accentuato. Chi è salito quest&#8217;anno su alcuni ghiacciai è rimasto impressionato dal rapido ritiro che prelude forse, se non ad una scomparsa imminente, quanto meno ad una riduzione tale da annullarne la funzione di inesauribile riserva idrica. Il ghiacciaio Viola si è ritirato quest&#8217;anno di quasi 200 metri. Mentre pochi decenni or sono i ghiacciai scendevano con le loro lingue fino a 2500 metri di quota ora si sono tutti ritirati sopra i 3000 metri. Si è creata così una larga fascia di terreno non più coperta dal ghiaccio, un terreno instabile, morenico, che non è in grado di trattenere l&#8217;acqua piovana, un terreno cioè facilmente soggetto a frane e smottamenti. Questa zona va guardata e studiata attentamente e, non meno dei boschi, va protetta con le necessarie sistemazioni idrauliche per difendere l&#8217;ambiente sottostante.</p>
<p style="text-align: left;">Ritornando al problema dell&#8217;approvvigionamento idrico sia per l&#8217;agricoltura che per il fabbisogno umano si impone, sia pur in tempi non pressanti, di guardare al futuro con occhio vigile onde non trovarsi impreparati ad un&#8217; eventuale carenza di acqua in Valtellina.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Acqua e dighe</strong></p>
<p>Certo l&#8217;uomo non può cambiare il clima, far nevicare in montagna o allungare i ghiacciai ma il discorso non è poi così assurdo come può sembrare a prima vista. In Valtellina le dighe idroelettriche hanno una capacità totale di diverse centinaia di milioni di metri cubi d&#8217;acqua che costituisce pur sempre una discreta riserva idrica. Come tutti sanno, l&#8217;acqua eccedente è accumulata durante il periodo primavera &#8211; autunno per essere poi utilizzata durante l&#8217;inverno. All&#8217;inizio della primavera le dighe sono normalmente vuote. Un minor utilizzo di acqua durante il periodo invernale potrebbe costituire una valida riserva idrica per irrigazione in caso di anomale siccità primaverili o estive. Analogo ed inverso ragionamento può valere per diminuire gli effetti negativi delle piene autunnali, evitando di colmare le dighe e quindi avere la possibilità di trattenere una certa quantità d&#8217;acqua quando si verificano nei mesi di ottobre e novembre delle piogge, prodotte da vento di scirocco, sui ghiacciai. Voglio ricordare a questo proposito l&#8217;alluvione del settembre 1962 che recò notevoli danni a Sondrio, Berbenno e Morbegno.. Nonostante la stagione avanzata il vento di scirocco fece piovere anche ad alta quota e provocò un rapido scioglimento delle nevi. Le dighe, già piene al limite, non poterono trattenere un solo litro d&#8217;acqua. Se mi è permessa un piccola nota di cronaca vorrei segnalare che mai come in questa occasione è stato osservato un così notevole residuo di polveri rosse, evidentemente di provenienza del Sahara. Ben mi rendo conto della complessità del problema e che qualche tecnico dell&#8217;ENEL o dell&#8217;AEM potrebbe forse sorridere di queste &#8220;inutili fantasticherie&#8221; e far notare che quest&#8217;anno le dighe non si sono neppure riempite, senza contare poi che il rinunciare a produrre energia elettrica, con conseguente aggravio per le centrali termo-elettriche, in questo periodo in cui il costo del petrolio incide in modo notevole sull&#8217;economia italiana, può lasciare dei legittimi dubbi. E mi troverei subito in torto. Tanto più che, fin dal tempo di Giulio Cesare, i &#8220;barbari della periferia dell&#8217;impero&#8221; hanno sempre versato, senza reclamare, il loro contributo per la magnificenza della Capitale. E chi è più lontano ignorato e sfruttato di noi valtellinesi?</p>
<p>A parte gli scherzi, ciò che sembra utopistico oggi, può forse diventare conveniente o magari dura necessità domani. Si tratta di guardare con occhio staccato dai singoli interessi. Al di la e al di sopra del dato statistico  sulla produzione elettrica od agricola, sulla produzione di beni di consumo o di investimento che siano, esiste l&#8217;uomo nella sua completezza, dimenticato il quale, ogni concetto di produzione o di benessere perde ogni significato, diventa una parola vuota in un meccanismo che tende a degenerare e a precipitare in posizioni involutive della società.</p>
<p><strong>L&#8217;irrigazione in Valtellina</strong></p>
<p>Attualmente gran parte dell&#8217;irrigazione di fondo valle avviene tramite roggie con acqua prelevata dagli imbocchi e dalle finestre dei canali idroelettrici. Quando a suo tempo la costruzione delle opere idroelettriche rese asciutto il letto dell&#8217;Adda e di conseguenza impossibile il prelievo diretto di acqua, le società idroelettriche concessero ai Comuni a ai consorzi irrigui il prelievo di acqua dalle condotte in ragione di 2 litri/sec. per ettaro. Quest&#8217;acqua teoricamente più che sufficiente anche nei periodi di siccità, risulta spesso essere scarsa a causa della dispersione dovuta al notevole frazionamento dei terreni e per la difficile manutenzione dei canali sui terreni ghiaiosi del fondo valle. E&#8217; evidente, data l&#8217;esiguità del territorio, che l&#8217;aumento di tali portate, anche in misura esuberante, ha rilevanza pressoché nulla sull&#8217;approvigionamento idroelettrico, mentre potrebbe essere di notevole aiuto per l&#8217;economia agricola valtellinese. Non si può comunque, a proposito di irrigazione, ignorare il grosso merito degli amministratori e dei politici valtellinesi per la realizzazione dell&#8217;impianto plurirriguo dei vigneti da Tirano a Sondrio, eseguito dal B.I.M. con finanziamenti del FEOGA. Un&#8217;opera che precorre i tempi per la sua validità, razionalità ed estensione di superficie interessata da un unico impianto. L&#8217;obiettivo deve evidentemente essere quello di coprire tutta la superficie agricola valtellinese con impianti analoghi rapportati alle esigenze e alla grandezza delle singole zone.</p>
<p><strong>Fiumi, torrenti e cave</strong></p>
<p>Mi è capitato spesso di leggere delle furiose invettive contro le cave di ghiaia e di sabbia  nel letto dei fiumi. A seguito di tali polemiche una recente legge regionale ne ha regolato lo sfruttamento ponendo vincoli, per lo più burocratici, che ne rendono costosa l&#8217;estrazione. L&#8217;accusa è di alterare l&#8217;assetto idrogeologico dei fiumi causando la distruzione degli argini con conseguenti alluvioni. E&#8217; bene precisare il problema perché se ciò è indubbiamente vero per i fiumi nelle zone di pianura è cioè per gli emissari dei grandi laghi alpini che non trasportano più materiale alluvionale, il discorso cambia radicalmente per i fiumi ed i torrenti in zone di montagna. Se esaminiamo infatti il corso dell&#8217;Adda vediamo che nelle zone in cui la valle diminuisce di pendenza si hanno dei notevoli depositi alluvionali. Le zone principali sono: la piana di Lovero, di Stazzona, di Tresenda, di S. Giacomo e di Berbenno. Poiché nell&#8217;alta valle  la pendenza media dell&#8217;Adda è di oltre il 4% ed il fiume corre senza arginature si ha una notevole erosione. Il materiale alluvionale, notevolmente aumentato dai numerosi torrenti immissari, va a depositarsi in queste zone pianeggianti innalzando costantemente il letto del fiume. L&#8217;estrazione di ghiaia e di sabbia in queste zone diviene assolutamente indispensabile per mantenere l&#8217;equilibrio evitando l&#8217;innalzamento dell&#8217;alveo oltre il piano di campagna. Semmai una responsabilità di alterazione idrogeologica va riportata ancora una volta all&#8217;esistenza delle opere idroelettriche. Infatti i lunghi periodi in cui l&#8217;Adda rimane completamente asciutto, alternati alle piene improvvise determinate dalle esigenze di produzione di energia elettrica, rendono il letto del fiume meno solido e soggetto ad erosione. Esempio tipico è l&#8217;Adda nell&#8217;attraversamento dell&#8217;abitato di Tirano dove il letto si è abbassato negli ultimi vent&#8217;anni di oltre un metro minando la stabilità degli argini. L&#8217;abbassamento è rilevabile dagli antichi accessi al fiume in parte ora murati. Recentemente è stato necessario eseguire opere di sottomurazione e numerose briglie per evitare l&#8217;ulteriore abbassamento dell&#8217;alveo. Analogo esempio di corrosione per l&#8217;alternarsi del regime delle acque lo si ha al vicino lago di Poschiavo dove l&#8217;abbassamento del lago nel periodo invernale, per sfruttamento idroelettrico, ha fatto franare la strada costiera che è stata ricostruita più a monte.</p>
<p>Nel complesso, comunque, la situazione in Valtellina sotto l&#8217;aspetto idrogeologico è soddisfacente e non abbisogna di notevoli e urgenti interventi ma di una continua cura e di una avveduta previsione per il futuro. Di ciò bisogna anche rendere atto all&#8217;intensa opera svolta dal Corpo Forestale dello Stato che ha saputo rendere stabili pressoché tutte quelle zone dove un tempo avvenivano, quasi con regolarità stagionale, frane e alluvioni. Speriamo siano diventate ormai inutili quelle scanalature che spesso si notano nei muri delle case, sulle strade dei nostri paesi, fatte per inserire delle tavole atte a convogliare e a frenare l&#8217;irruenza delle acque che, scendendo dalle valli minori, correvano un tempo lungo le strade dei paesi.</p>
<p>Renato Soltoggio<strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://renato.soltoggio.net/problemi-idrogeologici-della-provincia-di-sondrio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Albert Einstein &#8211; Uno scienziato scomodo</title>
		<link>http://renato.soltoggio.net/albert-einstein-uno-scienziato-scomodo/</link>
		<comments>http://renato.soltoggio.net/albert-einstein-uno-scienziato-scomodo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 15:37:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Soltoggio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere della Valtellina - Articoli di rilievo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://renato.soltoggio.net/?p=194</guid>
		<description><![CDATA[Nel ventiduesimo anniversario della morte Albert Einstein: uno scienziato scomodo Articolo pubblicato il 16/04/1977 Il 18 aprile 1955 moriva a Princeton Albert Einstein. E&#8217; una ricorrenza alla quale nessuno fa caso. Einstein: per molti anni scienziato e niente più. Semplicemente &#8230; <a href="http://renato.soltoggio.net/albert-einstein-uno-scienziato-scomodo/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nel ventiduesimo anniversario della morte</strong><br />
<strong>Albert Einstein: uno scienziato scomodo</strong></p>
<p><strong>Articolo pubblicato il 16/04/1977<br />
</strong></p>
<p>Il 18 aprile  1955 moriva a Princeton Albert Einstein. E&#8217; una ricorrenza alla quale  nessuno fa caso. Einstein: per molti anni scienziato e niente più.  Semplicemente l&#8217;uomo che enunciò il principio della &#8220;Relatività  Generale&#8221;. Ma dietro queste  due parole, apparentemente semplici, non  sta solamente un concetto rivoluzionario nel vedere i principi generali  della fisica o la terrificante potenza dell&#8217;energia atomica  esemplificati in formule matematiche: dietro quelle due parole sta  l&#8217;eterno mistero del mondo e la sua comprensibilità.</p>
<p>La geniale  intuizione di Einstein che spezzò i confini fra fisica e pensiero, fra  spazio e tempo, fra tecnica e filosofia è il frutto di una mente libera,  libera per antonomasia, una mente che rifiuta di accettare a priori  ogni schema precostituito, sia esso di fisica o di politica o di  sociologia. Una mente che si pone come obiettivo prioritario la ricerca  del vero. Prima che scienziato e fisico egli fu un uomo libero che aveva  in orrore ogni costrizione, ogni ingiustizia e ogni guerra, che amava  gli uomini semplici, che aveva un profondo rispetto della individualità  umana e che proprio da questo traeva le sue nobili e alte concezioni  sociali.</p>
<p>Parlando di  Einstein si prova un certo timore, ci si sente estremamente piccoli,  forse giustamente, si teme di non saper riportare  il suo pensiero nella  sua pienezza ed integrità. Eppure quest&#8217;uomo fu un uomo avversato,  scomodo per tutti. Non creduto per lungo tempo dai fisici che  rifiutavano la sua teoria scientifica; avversato dal suo paese natale  quando nel 1914 stese il contromanifesto contro gli intellettuali  tedeschi che volevano la guerra; perseguitato nel 1933 dal nazismo, per  cui dovette rifugiarsi in America; malvisto dai gruppi economici  americani per le sue spietate accuse ai mali e ai difetti del  capitalismo; accusato dagli scienziati sovietici nel 1948  di essersi  venduto ai capitalismo americano; inascoltato dal mondo intero perché  propugnava un unico governo mondiale (vedi: lettera aperta alla  Assemblea Generale delle Nazioni Unite) e una &#8220;Corte di saggezza&#8221; che,  mettendo al bando l&#8217;arma nucleare, salvaguardasse l&#8217;umanità dal pericolo  della distruzione atomica.</p>
<p>Di questo  anticonformista, che rifiutava ogni simbolo di inquadramento, al punto  di non mettere la cravatta e di portare un maglione e pantaloni non  stirati, è difficile fare un ritratto. Forse lo si può capire solo  leggendo le sue parole. Nel 1932 scriveva sul New York Times: &#8220;Solo una  vita vissuta per gli altri è degna di essere vissuta&#8221;. Anticonformista  ma non anarchico né rivoluzionario. Nel 1946 in un articolo dal  significativo titolo: &#8220;Il vero problema è nel cuore degli uomini&#8221;  scriveva: &#8220;La nostra difesa non è negli armamenti o nella scienza o  nello sprofondarsi sotto terra. La nostra difesa è nella legge e  nell&#8217;ordine.&#8221;</p>
<p>Nessuno poté  mai negare ad Einstein i suoi valori di scienziato ma nessuno lo  riconobbe filosofo, tuttalpiù fu considerato uomo impegnato in campo  politico e sociale eppure, fa propria l&#8217;essenza della filosofia Kantiana  quando dice: &#8220;Una delle grandi scoperte di Kant fu il riconoscimento  che la costruzione di un mondo esterno reale sarebbe privo di senso  senza la sua comprensibilità&#8221; Applicando questo concetto in campo  politico e sociale rivoluziona e distrugge i vecchi assioma del &#8220;potere  puro&#8221; sui quali, in fondo si basano tanto il comunismo quanto il  capitalismo e dei quali, spesso, sono impastoiate anche le migliori  democrazie. La sua massima preoccupazione fu, in questa visione, e  contrario ad ogni violenza, quella di capire la realtà, di vederla e  interpretarla al di sopra delle emozioni personali e delle visioni  egoistiche o di parte. Così nel 1934 si chiedeva e scriveva: &#8220;E&#8217;  possibile mettere da parte per un certo tempo i principi della libertà  individuale, in vista del grande sforzo necessario per migliorare la  struttura economica? Nessun scopo è, secondo me,  così alto da  giustificare dei metodi indegni per il suo conseguimento. La violenza  può avere talvolta eliminato con rapidità degli ostacoli ma non si è mai  dimostrata capace di creare alcunché&#8221; Ed ancora nel 1949 &#8221; L&#8217;uomo può  trovare un significato nella vita breve e pericolosa com&#8217;è soltanto  dedicandosi alla società. L&#8217;anarchia economica della società  capitalistica, quale esiste oggi, rappresenta secondo me la vera fonte  del male.&#8221; Ed arriva a teorizzare un&#8217;economia di tipo socialista  pianificata ma mette in guardia da facili illusioni dicendo: &#8220;Una tale  economia pianificata potrebbe essere accompagnata dal completo  asservimento dell&#8217;individuo. La realizzazione del socialismo richiede la  soluzione di alcuni problemi sociali e politici estremamente complessi:  in che modo è possibile, in vista di una centralizzazione di vasta  portata del potere economico impedire che la burocrazia diventi  onnipotente e prepotente? In che modo possono essere protetti i diritti  dell&#8217;individuo, assicurando un contrappeso democratico, al potere della  burocrazia?&#8221;</p>
<p>Il pensiero  di Einstein potrebbe a volte apparire in contraddizione. Ma la  contraddizione sta forse solo in noi, nel non saper guardare più  lontano, nel non saper pensare, come egli ha fatto, ad una società al di  sopra degli interessi particolari, fatta di cittadini del mondo, di  uomini liberi. Oggi, più che mai, in un mondo smarrito nella violenza e  nel terrore, gli insegnamenti di Einstein si collocano come una strada  maestra se veramente vogliamo non &#8220;la fine dell&#8217;esistenza umana&#8221; ma un  mondo di convivenza civile.</p>
<p>Renato Soltoggio</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://renato.soltoggio.net/albert-einstein-uno-scienziato-scomodo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

